Nato a Pescara classe 1988, Mirko Basilisco, di origine pianellese, è Consigliere di Amministrazione con delega allo Sviluppo Commerciale della Dinamic Service Srl, azienda specializzata in packaging terziario. Dopo il diploma in Tecnico delle Industrie Meccaniche inizia a collaborare con la Dinamic Service Srl, per la quale, nel 2015 diventa Direttore Marketing e Comunicazione. Fin dai tempi delle scuole superiori, Mirko è sempre stato attivo nell’associazionismo studentesco: nel biennio 2006/2007-2007/2008 è stato Presidente della Consulta Studentesca dell’Istituto “Umberto Pomilio” di Chieti. Dopo la laurea in Economia e Commercio, ha conseguito il Master in Relazioni Istituzionali, Lobbying e Public Affairs presso la 24ore Business School. Nel 2014 inizia il suo percorso in Confindustria Chieti Pescara, distinguendosi per la gestione di numerosi progetti dell’area Education per conto del Gruppo GI. Nel 2017 diventa Consigliere della Sezione Servizi Innovativi. Nel 2018 è delegato, dalla stessa Sezione, nel Comitato della Piccola Industria e nel Consiglio Generale della Territoriale. Nel 2021 viene eletto Presidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Abruzzo Medio Adriatico quindi componente del Consiglio di Presidenza e Vice Presidente.
Vice Presidente orgoglioso di questo prestigioso incarico, per la prima volta assegnato a un abruzzese?
“Non posso che essere estremamente orgoglioso di questo prestigioso incarico, che per la prima volta viene assegnato a un abruzzese. Questo riconoscimento, oltre ad avere un forte valore personale, rappresenta un’opportunità unica per mettere in luce le potenzialità e le sfide della nostra regione, che ha sempre dimostrato un grande spirito imprenditoriale e una solida tradizione industriale. L’Abruzzo non è solo una terra ricca di tradizioni e di talenti, ma anche un motore economico in crescita, con settori chiave come l’agroalimentare, la meccatronica, il farmaceutico e l’innovazione tecnologica che costituiscono pilastri fondamentali per l’economia italiana. Le nostre imprese, spesso caratterizzate da una forte vocazione internazionale, sono una risorsa preziosa non solo per la nostra regione, ma per tutto il Paese. Il mio ruolo nel Gruppo Giovani di Confindustria mi consente di lavorare a stretto contatto con le nuove generazioni di imprenditori, per promuovere la cultura dell’innovazione, della sostenibilità e della crescita economica, che sono essenziali per affrontare le sfide globali del futuro. Questa nomina non è solo un traguardo personale, ma un’opportunità per rappresentare al meglio il nostro territorio e le sue eccellenze, per costruire una connessione sempre più forte tra il mondo delle imprese giovanili e le istituzioni nazionali. Sono convinto che, con il giusto impegno e visione, possiamo rendere l’Abruzzo e l’Italia un faro di innovazione e sostenibilità per le generazioni future.”
Spesso nel mondo dell’arte o dello sport si sente l’accezione comune “figlio d’arte” e nell’ imprenditoria di far parte della seconda, terza o quarta generazione. La sua storia d’imprenditore di prima generazione ci racconta che lei si è fatto da solo. Quali difficoltà ha incontrato?
“Quando si parla di imprenditoria di prima generazione, mi piace ricordare che il nostro progetto è nato grazie alla determinazione e all’intraprendenza di mia sorella Samantha e Tania, che hanno deciso di mettersi in gioco e costruire qualcosa da zero. Io sono entrato successivamente, ma fin da subito ho condiviso con loro la visione e la passione per ciò che stavano creando. Questo non ha reso il percorso più facile, ma sicuramente mi ha permesso di entrare in un progetto già solido, che mi ha dato l’opportunità di contribuire con nuove idee e competenze. Le difficoltà, comunque, sono sempre state tante. Inizialmente, non è facile emergere, soprattutto in un settore in cui esistono già grandi realtà consolidate. Per Samantha e Tania, lanciare un’impresa da zero significava dover affrontare tutti gli aspetti pratici e strategici, come la costruzione del brand, la gestione dei flussi finanziari, e la creazione di una rete di contatti affidabili. Io, una volta entrato, ho potuto contribuire a consolidare e ampliare quella base, affrontando nuovi mercati, cercando investimenti, e dando un impulso innovativo alla gestione e allo sviluppo delle operazioni. Un’altra difficoltà, che è comune a molte imprese di prima generazione, è la mancanza di una tradizione familiare consolidata che possa aiutarti a farti strada. Non avendo una ‘scorciatoia’, dobbiamo fare tutto da soli, imparando dagli errori e adattandoci velocemente alle esigenze di un mercato che cambia rapidamente. Questo però ci ha anche dato un vantaggio: la libertà di scegliere la nostra strada, di innovare, e di dare forma a un’impresa che rispecchia le nostre idee e valori.”
Oggi nella società della performance tu apri i social e costantemente vedi qualcuno che sta facendo o sta fingendo di fare una cosa incredibile quanto è stato importante per lei il percorso di formazione?
“Il percorso di formazione è stato per me fondamentale, e credo che senza una solida base di studi e senza l’esperienza pratica acquisita nel tempo, non sarei riuscito a intraprendere e gestire l’avventura imprenditoriale che ho oggi. La formazione non è solo il punto di partenza, ma è anche ciò che ci aiuta a crescere, a sviluppare competenze, a capire dove vogliamo arrivare e come vogliamo farlo. Tuttavia, oggi viviamo in una società che celebra la performance immediata , dove i social sembrano mostrare solo successi e risultati, spesso enfatizzando più l’apparenza che la sostanza. Questo può generare una pressione enorme sui giovani, facendo sembrare che chi non ottiene risultati veloci o straordinari non stia riuscendo a vivere appieno la propria vita. Credo che il percorso di formazione debba essere visto in modo più ampio e profondo. Tuttavia, devo ammettere che la scuola italiana, purtroppo, non è sempre in grado di rispondere alle sfide che i giovani di oggi devono affrontare. Un ragazzo di quattordici anni non può sapere con certezza cosa vuole fare da grande, eppure, spesso, la scuola ci impone di fare delle scelte definitive troppo presto. In questo modo, rischiamo di bloccare la creatività e il potenziale di molti ragazzi, che non hanno ancora la maturità o le esperienze necessarie per orientarsi verso il percorso giusto per loro. La scuola dovrebbe essere in grado di guidarci nella scoperta di sé, di stimolarci a esplorare diversi ambiti e, soprattutto, di darci gli strumenti per sviluppare quella mentalità critica e curiosa che è necessaria per affrontare qualsiasi percorso professionale, sia che si tratti di impresa, di arte o di scienza. Non sono contro l’idea di avere obiettivi e ambizioni, anzi, credo che siano importanti. Ma penso che la scuola e la formazione, in generale, debbano evolversi, permettendo ai giovani di fare esperienza, di esplorare diverse strade, di fallire e di imparare dai propri errori senza sentirsi sotto pressione per essere sempre perfetti o già pronti a entrare nel mondo del lavoro. Solo così potremo avere una società veramente innovativa e pronta a raccogliere le sfide del futuro.”
Le imprese riscontrano particolari criticità nel trovare personale qualificato. Rafforzare il percorso formativo già dalle scuole superiori è la strada giusta? Vede altre vie percorribili?
Sappiamo che , ormai, oltre di due terzi delle imprese italiane hanno difficoltà nel trovare le competenze necessarie per le proprie attività, lo certifica anche lo studio annuale “Competenze e lavoro: l’Indagine Confindustria e le sfide delle imprese” presentata a dicembre. A preoccupare sono, in particolare, i profili tecnici, indicati dal 69,2% delle aziende, e il personale per mansioni manuali, segnalate dal 47,2% a livello nazionale e dal 58,9% nel settore industriale. Settori strategici come la transizione digitale, l’internazionalizzazione e la transizione green sono quelli in cui si riscontrano le maggiori difficoltà. Il disallineamento tra domanda e offerta, che riguarda l’intero Paese, compromette lo sviluppo economico. La soluzione è un approccio sistemico che coinvolga istituzioni, aziende e sistema educativo in uno sforzo comune e coordinato per rispondere a questa sfida. Le iniziative educative territoriali, come gli ITS Academy, i percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento (PCTO) e i tirocini curriculari rappresentano uno strumento essenziale per invertire la tendenza e colmare il gap.
Guardando al vostro ruolo in Confindustria, come percepisce il peso del Gruppo Giovani all’interno dell’associazione?
“Come Giovani Imprenditori di Confindustria abbiamo sempre sostenuto il principio secondo cui l’interesse generale non è la somma aritmetica degli interessi particolari. Come Movimento, nel sostenere la nascita di nuove imprese, nel dirigere e far crescere le nostre con responsabilità, lungimiranza e attenzione alle persone e alla sostenibilità, nel contribuire a creare un ambiente favorevole allo sviluppo dei giovani, mettiamo noi stessi al servizio della Repubblica. Da quando il Movimento è stato fondato, a metà degli anni ‘50, il mondo si è trasformato. Noi vogliamo essere protagonisti di questa trasformazione, vogliamo far sentire la nostra voce generazionale con chiarezza. Vogliamo essere veri e propri agenti di cambiamento. Tutto il nostro impegno è volto ad accompagnare l’Italia verso le innovazioni di cui ha bisogno, con le nostre imprese a fare da modello: giovani perché nuove o appena fondate, o giovani perché guidate da giovani, che siano di seconda, terza o addirittura quarta generazione.”
Quali sono i principali obiettivi e progetti dell’associazione che possono essere utili ai Giovani Imprenditori di Confindustria?
“Il valore aggiunto delle associazioni è essere e rappresentare una comunità. In uno scenario economico e politico globale così complesso, le associazioni hanno il mandato di favorire l’affermazione delle imprese come motore della crescita economica, sociale e civile del Paese grazie proprio alla consistenza e rappresentatività trasversale della propria base. L’obiettivo più importante è quello di creare un ecosistema favorevole all’innovazione, all’imprenditorialità e all’attività d’impresa, che possa contribuire a un futuro più sostenibile, più equo e più prospero per tutti.”
Grazie per la considerazione data al nostro giornale e per il tempo prezioso concesso a questa intervista.
Remo di Leonardo